In Cina avranno luogo le
Olimpiadi
nella significativa data 8/8/08, con la ripetizione augurale di un
numero ritenuto fortunato dalla tradizione cinese.
Amnesty International ha organizzato in
questo contesto una campagna a sostegno dei diritti umani per
spingere l'interesse in tale senso, in quanto la Cina stessa prese al
momento della richiesta di ospitare le Olimpiadi numerosi impegni
totalmente disattesi.
Interessante è
considerare il
messaggio che l'organizzazione dei Giochi Olimpici invia
capillarmente, anche ad esempio attraverso il logo: un uomo
stilizzato che sembra correre, o accogliere qualcuno a braccia
aperte, è in realtà una rielaborazione
dell'ideogramma
"jing", capitale, come ad indicare ai cinesi stessi il
ruolo di capitale del mondo che la Cina si propone di essere.
L'obiettivo di questa superpotenza
infatti non è solo quello economico (comunque molto
rilevante:
si stimano anche più di 3.000.000.000 dollari in entrata) ma
soprattutto quello politico e sociale: questo potrebbe essere uno dei
passi per diventare una potenza mondiale, un "centro del mondo",
percepito come tale dai cittadini stessi.
Nonostante questi ambiziosi
traguardi,
le promesse in direzione dei Diritti Umani non sono state mantenute:
un'enorme violazione è rappresentata dalla pena di morte,
nel
qual campo la Cina detiene il record di esecuzioni annuali
(ufficialmente 2800 condanne e 1000 morti nel 2006, stimate dalle
8.000 alle 11.000 condanne effettive).
Questo è uno degli aspetti che
rispecchiano la contraddittoria situazione cinese: la Cina sta
conoscendo da 20 anni a questa parte un momento di grande crescita
economica, accompagnata da un crescita "sociale" ma non una
in senso politico e civile. Per quanto potranno perdurare queste
contraddizioni? Per quanto il governo riuscirà ad imporsi su
una popolazione sempre più colta ed istruita?
Infatti, nonostante, ad esempio, le
borse molto forti, il record di reati per cui è possibile
essere condannati è cinese: ben 68 sono le motivazioni che
possono portare ad una condanna a morte, tra cui, oltre ad omicidio,
strage, terrorismo, anche frode fiscale, falso su etichetta
alimentare, spaccio e/o possesso di droga, pornografia.
In Cina, a più di 18 anni dalla repressione di Piazza Tien An Men, il livello di repressione è rimasto molto alto, nonostante gli enormi cambiamenti che hanno investito il paese.
I ribelli di allora erano gli studenti e gli "intellettuali" (termine che ha un’accezione molto differente da quella occidentale: in Cina viene usato per definire chi non svolge un’attività lavorativa di tipo fisico, come il contadino o l’operaio), quelli di oggi sono principalmente avvocati, sindacalisti, difensori di comunità che hanno subito torti o soprusi, che protestano soprattutto per la corruzione, per le misure repressive collegate con la politica del figlio unico, per tasse ingiuste, sottolineando un altro crescente e dilagante problema cinese: in seguito alla decollettivizzazione del lavoro si è creata una disoccupazione, che si traduce poi in scarsa o assente assistenza medica, equivalente a forti differenze sociali. Si calcolano centinaia di milioni di persone sotto la soglia di povertà, recentemente fissata (dallo stato cinese) a un solo dollaro al giorno.
Un altro conosciuto ma troppo spesso ignorato problema è quello demografico: la pianificazione familiare che proibisce di avere più di un figlio per famiglia senza pagare delle tasse crea gravissimi squilibri. Ad esempio, le famiglie desiderano che l'unico figlio sia un maschio, ma trovando il divieto di prevedere il sesso del nascituro (la qual cosa rischierebbe di creare un pericoloso fenomeno di aborto selettivo) tendono ad adottare terrificanti tattiche: in pratica, il numero di maschi è nettamente superiore a quello delle femmine, 138-115 ogni 100 bambine. Questo significa che o le famiglie riescono in qualche modo ad abortire raggirando il divieto sopracitato, o lasciano morire le neonate, oppure non le registrano all'anagrafe, impedendo loro di fatto di avere una personalità giuridica e di conseguenza di esistere legalmente, precludendo possibilità di viaggiare, studiare, etc.
Quando una donna rimane incinta per una seconda volta può venire costretta ad un aborto coatto; molte donne hanno perso il lavoro oppure sono finite in carcere o in strutture psichiatriche.
Tutto questo è
possibile in
quanto la legislazione cinese è fatta in funzione della
repressione: pur non esistendo più i "crimini
antirivoluzionari" esistono crimini vaghi ed applicabili alle
più svariate situazioni "scomode" al governo, quali
"contro la sicurezza dello stato, "contro l'unità
dello stato" e "violazione di un segreto di stato".
Inoltre, continua a essere possibile
essere condannati fino a quattro anni di "rieducazione
attraverso il lavoro" (una formula che sta ad indicare
situazioni di semi-schiavitù) senza processo, attraverso un
provvedimento amministrativo.
Dal febbraio scorso, anche
in vista dei
giochi olimpici, è stato dato il via libera ai giornalisti,
ma
solo stranieri, perché l'informazione in Cina è
altamente controllata e filtrata: le notizie sono accuratamente
censurate, ma non solo, ogni pubblicazione ha assegnati 12 punti che
può perdere in modo anche abbastanza arbitrario, rischiando
di
vedersi ritirato il permesso di pubblicare.
Anche internet è controllato dal
governo: ad esempio, non è possibile collegarsi a siti che
trattano i diritti umani, o che parlano di Tibet o di Taiwan,
poiché
vengono oscurati, come quello di Amnesty International.
Anche i principali motori di ricerca e
produttori di software hanno collaborato con il governo cinese:
Google ha tolto dai risultati delle ricerche condotte sul proprio
motore di ricerca ciò che era "scomodo" alle
istituzioni, Yahoo! ha portato un giornalista, Shi Tao, ad un
processo che lo ha condotto a 10 anni di carcere, fornendo alle
autorità le informazioni necessarie per accertare
l’identità
dell’autore di una e-mail personale in cui raccontava di una
direttiva cinese ad un amico in America.
In pratica,
la comunità internazionale si è adeguata al
principio
molto caro a questi due paesi, per il quale la repressione è
un “problema interno” delle nazioni.
In realtà,
quello a cui abbiamo
assistito è un copione che si ripete da 20 anni, dal 1988,
quando successe una sommossa parallela a quella avvenuta quest'anno,
ma senza documentazione di media e giornalisti.
La popolazione è
consapevole e
contraria a questo regime: Aung
San Suu Kyi (nella
foto a lato) ottenne alle elezioni del
1990 l'83% dei seggi in parlamento, al quale però non fu mai
consentito di riunirsi.
Oggi non escono più dal paese le
immagini che documentano le proteste e i militari stanno cercando di
avvallare l’idea di una situazione che sta tornando alla
normalità;
in realtà la repressione e gli arresti continuano. A fronte
di
alcuni rilasci, che rischiano di venire interpretati dalla
comunità
internazionale come segnali di apertura, centinaia di altre persone
rimangono in carcere, in condizioni durissime di sovraffollamento e
di scarse misure igieniche e sanitarie, a rischio di venire torturate
o sottoposte a trattamenti crudeli e degradanti, e soprattutto con la
prospettiva di venire condannate a pesanti pene detentive unicamente
per aver chiesto in maniera pacifica e non violenta un cambiamento
politico nel proprio paese, come accaduto a U Khun Htun Oo,
condannato a 93 anni di carcere per aver partecipato a una
conversazione privata sulla necessità di un cambiamento di
governo.
Per la campagna di Amnesty International su Diritti Umani in Cina e Olimpiadi, per avere informazioni aggiornate sulla situazione in Myanmar e per firmare gli appelli di Amnesty: http://www.amnesty.it
UNA
VISIONE ALTERNATIVA DEL LOGO DELLE
OLIMPIADI DEL 2008:
http://spotx.blogosfere.it/2007/02/un-logo-multisignificato-per-i-giochi-olimpici-di-pechino-2008.html
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