Situazione in Cina e in Myanmar

Il seguente articolo è il frutto di un incontro dedicato a Cina ed ex-Birmania che ha avuto luogo martedì 27 novembre a Ravenna. L'intervento centrale è stato di Paolo Pobbiati, presidente della sezione italiana di Amnesty International.

In Cina avranno luogo le Olimpiadi nella significativa data 8/8/08, con la ripetizione augurale di un numero ritenuto fortunato dalla tradizione cinese.
Amnesty International ha organizzato in questo contesto una campagna a sostegno dei diritti umani per spingere l'interesse in tale senso, in quanto la Cina stessa prese al momento della richiesta di ospitare le Olimpiadi numerosi impegni totalmente disattesi.Ideogramma "jing" e logo Olimpiadi a confronto

Interessante è considerare il messaggio che l'organizzazione dei Giochi Olimpici invia capillarmente, anche ad esempio attraverso il logo: un uomo stilizzato che sembra correre, o accogliere qualcuno a braccia aperte, è in realtà una rielaborazione dell'ideogramma "jing", capitale, come ad indicare ai cinesi stessi il ruolo di capitale del mondo che la Cina si propone di essere.
L'obiettivo di questa superpotenza infatti non è solo quello economico (comunque molto rilevante: si stimano anche più di 3.000.000.000 dollari in entrata) ma soprattutto quello politico e sociale: questo potrebbe essere uno dei passi per diventare una potenza mondiale, un "centro del mondo", percepito come tale dai cittadini stessi.

Nonostante questi ambiziosi traguardi, le promesse in direzione dei Diritti Umani non sono state mantenute: un'enorme violazione è rappresentata dalla pena di morte, nel qual campo la Cina detiene il record di esecuzioni annuali (ufficialmente 2800 condanne e 1000 morti nel 2006, stimate dalle 8.000 alle 11.000 condanne effettive).
Questo è uno degli aspetti che rispecchiano la contraddittoria situazione cinese: la Cina sta conoscendo da 20 anni a questa parte un momento di grande crescita economica, accompagnata da un crescita "sociale" ma non una in senso politico e civile. Per quanto potranno perdurare queste contraddizioni? Per quanto il governo riuscirà ad imporsi su una popolazione sempre più colta ed istruita?
Infatti, nonostante, ad esempio, le borse molto forti, il record di reati per cui è possibile essere condannati è cinese: ben 68 sono le motivazioni che possono portare ad una condanna a morte, tra cui, oltre ad omicidio, strage, terrorismo, anche frode fiscale, falso su etichetta alimentare, spaccio e/o possesso di droga, pornografia.

In Cina, a più di 18 anni dalla repressione di Piazza Tien An Men, il livello di repressione è rimasto molto alto, nonostante gli enormi cambiamenti che hanno investito il paese.

I ribelli di allora erano gli studenti e gli "intellettuali" (termine che ha un’accezione molto differente da quella occidentale: in Cina viene usato per definire chi non svolge un’attività lavorativa di tipo fisico, come il contadino o l’operaio), quelli di oggi sono principalmente avvocati, sindacalisti, difensori di comunità che hanno subito torti o soprusi, che protestano soprattutto per la corruzione, per le misure repressive collegate con la politica del figlio unico, per tasse ingiuste, sottolineando un altro crescente e dilagante problema cinese: in seguito alla decollettivizzazione del lavoro si è creata una disoccupazione, che si traduce poi in scarsa o assente assistenza medica, equivalente a forti differenze sociali. Si calcolano centinaia di milioni di persone sotto la soglia di povertà, recentemente fissata (dallo stato cinese) a un solo dollaro al giorno.

Un altro conosciuto ma troppo spesso ignorato problema è quello demografico: la pianificazione familiare che proibisce di avere più di un figlio per famiglia senza pagare delle tasse crea gravissimi squilibri. Ad esempio, le famiglie desiderano che l'unico figlio sia un maschio, ma trovando il divieto di prevedere il sesso del nascituro (la qual cosa rischierebbe di creare un pericoloso fenomeno di aborto selettivo) tendono ad adottare terrificanti tattiche: in pratica, il numero di maschi è nettamente superiore a quello delle femmine, 138-115 ogni 100 bambine. Questo significa che o le famiglie riescono in qualche modo ad abortire raggirando il divieto sopracitato, o lasciano morire le neonate, oppure non le registrano all'anagrafe, impedendo loro di fatto di avere una personalità giuridica e di conseguenza di esistere legalmente, precludendo possibilità di viaggiare, studiare, etc.

Quando una donna rimane incinta per una seconda volta può venire costretta ad un aborto coatto; molte donne hanno perso il lavoro oppure sono finite in carcere o in strutture psichiatriche.

Tutto questo è possibile in quanto la legislazione cinese è fatta in funzione della repressione: pur non esistendo più i "crimini antirivoluzionari" esistono crimini vaghi ed applicabili alle più svariate situazioni "scomode" al governo, quali "contro la sicurezza dello stato, "contro l'unità dello stato" e "violazione di un segreto di stato".
Inoltre, continua a essere possibile essere condannati fino a quattro anni di "rieducazione attraverso il lavoro" (una formula che sta ad indicare situazioni di semi-schiavitù) senza processo, attraverso un provvedimento amministrativo.

Dal febbraio scorso, anche in vista dei giochi olimpici, è stato dato il via libera ai giornalisti, ma solo stranieri, perché l'informazione in Cina è altamente controllata e filtrata: le notizie sono accuratamente censurate, ma non solo, ogni pubblicazione ha assegnati 12 punti che può perdere in modo anche abbastanza arbitrario, rischiando di vedersi ritirato il permesso di pubblicare.
Anche internet è controllato dal governo: ad esempio, non è possibile collegarsi a siti che trattano i diritti umani, o che parlano di Tibet o di Taiwan, poiché vengono oscurati, come quello di Amnesty International.
Anche i principali motori di ricerca e produttori di software hanno collaborato con il governo cinese: Google ha tolto dai risultati delle ricerche condotte sul proprio motore di ricerca ciò che era "scomodo" alle istituzioni, Yahoo! ha portato un giornalista, Shi Tao, ad un processo che lo ha condotto a 10 anni di carcere, fornendo alle autorità le informazioni necessarie per accertare l’identità dell’autore di una e-mail personale in cui raccontava di una direttiva cinese ad un amico in America.



Il Myanmar, la ex Birmania, paese del quale i nostri media si sono occupati solo ultimamente per i movimenti dei monaci buddhisti contro la dittatura militare, ma generalmente molto poco conosciuta, è anche la patria dello straordinario Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, agli arresti domiciliari dal 1989 (con una revoca nel 1995 durata fino al 2003).In occasione delle proteste di settembre, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, a causa del veto messo da Cina e Russia, non ha potuto che esprimersi in maniera molto blanda a condanna della repressione operata dai militari.Aung San Suu Kyi In pratica, la comunità internazionale si è adeguata al principio molto caro a questi due paesi, per il quale la repressione è un “problema interno” delle nazioni.

In realtà, quello a cui abbiamo assistito è un copione che si ripete da 20 anni, dal 1988, quando successe una sommossa parallela a quella avvenuta quest'anno, ma senza documentazione di media e giornalisti.

La popolazione è consapevole e contraria a questo regime: Aung San Suu Kyi (nella foto a lato) ottenne alle elezioni del 1990 l'83% dei seggi in parlamento, al quale però non fu mai consentito di riunirsi.
Oggi non escono più dal paese le immagini che documentano le proteste e i militari stanno cercando di avvallare l’idea di una situazione che sta tornando alla normalità; in realtà la repressione e gli arresti continuano. A fronte di alcuni rilasci, che rischiano di venire interpretati dalla comunità internazionale come segnali di apertura, centinaia di altre persone rimangono in carcere, in condizioni durissime di sovraffollamento e di scarse misure igieniche e sanitarie, a rischio di venire torturate o sottoposte a trattamenti crudeli e degradanti, e soprattutto con la prospettiva di venire condannate a pesanti pene detentive unicamente per aver chiesto in maniera pacifica e non violenta un cambiamento politico nel proprio paese, come accaduto a U Khun Htun Oo, condannato a 93 anni di carcere per aver partecipato a una conversazione privata sulla necessità di un cambiamento di governo.


Per la campagna di Amnesty International su Diritti Umani in Cina e Olimpiadi, per avere informazioni aggiornate sulla situazione in Myanmar e per firmare gli appelli di Amnesty: http://www.amnesty.it


UNA VISIONE ALTERNATIVA DEL LOGO DELLE OLIMPIADI DEL 2008:
http://spotx.blogosfere.it/2007/02/un-logo-multisignificato-per-i-giochi-olimpici-di-pechino-2008.html


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